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Crisi pandemica: serve un nuovo piano di edilizia residenziale

Mi permetto di avanzare una proposta per la task force guidata da Colao (considerato, tra l’altro, che al suo interno non ha nessun esponente del mondo dell’architettura e delle costruzioni) in vista della “rinascita” della fase 2 o 3 o non so quale: avviare un grande programma di edilizia residenziale pubblica per la fasce deboli della popolazione.


Non so come cambierà il nostro sistema di sviluppo nei prossimi anni, come muteranno le città, quale modello economico si affermerà dopo questi eventi, ma so che tra le conseguenze di questa crisi sanitaria e del lockdown del sistema economico-produttivo ce n’è una particolarmente preoccupante: l’acuirsi delle diseguaglianze sociali e l’aumento di cittadini italiani in condizioni di povertà assoluta e relativa.

 

Nel 1949 le migliori menti dell’Architettura Italiana seppero offrire un contributo reale ad un Paese in ginocchio dopo il disastro della guerra: si impegnarono in prima persona per offrire risposte al bisogno di case per i più poveri e di case a basso costo.

 

Forse è giunto il momento di tornare a lavorare su questi temi, a sperimentare e innovare per offrire soluzioni ai più deboli della società. Ed a ridare così un ruolo sociale (e meno marginale) all’Architettura.

 

Leggi tutto l’articolo di Francesco Orofino, segretario generale IN/ARCH.

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